La tela

Sono un artista americano di origine spagnola. Per un periodo significativo della mia vita ho dipinto con antiche tecniche  ad olio, fino a quando  un giorno non sono venuto a conoscenza, in Francia, del libro “I ritratti del Fayum”, di Euphrosyne Doxiadis. La cera in America è popolare già da diverso tempo per una moltitudine di applicazioni artistiche, soprattutto per il collage, ma mai avevo visto dei ritratti di una verosimiglianza straordinaria, come quelli del periodo tardivo romano (I-III secolo d.C) ed è in particolare su questi che scriverò i miei pezzi su biancoarte, continuando in tal modo a trovare ulteriore occasione per dedicarmi a qualcosa che amo e per continuare un dialogo con Sabina Corsaro che dal 2007  ha voluto e curato le mie personali a Catania.
Questi ritratti si collocano all’interno di una tradizione e di un paesaggio culturali che sono l’incrocio tra il mondo politico dell’impero romano, l’antica religione egiziana faraonica e la filosofia greca.  Sono una testimonianza commovente di una presenza psicologica intima di persone che vivevano in quella realtà. La cera, che era l’equivalente della pittura ad olio durante il Rinascimento, veniva usata per rendere la verità ottica aristotelica sviluppata dei greci nel periodo ellenistico. In Egitto, prima del periodo della dinastia Tolemaica, la tradizione dominante era quella che andava avanti da millenni, basata  s un concetto dello spazio bidimensionale, ieratico o schematico. Dopo gli exploit di Alessandro Magno, l’Egitto diventa una terra di incontro particolare nel Mediterraneo. Sotto un potere romano, con una direzione politica tolemaica,  i greci arrivano numerosi. Una colonia si stabilisce nel Fayum, un zona particolarmente fertile al sud del Cairo, chiamato “il giardino dell’Egitto”. Questa zona di incontro e incrocio fa nascere una tradizione nuova di pittura, la tradizione antica del culto funebre egiziano combinato ad una tradizione “ottica” e razionale di ritrattistica greca.
Queste “immagini’ immortali sono state scoperte per la maggior parte alla fine dell’ Ottocento dall’ archeologo inglese Petrie. Oggi è possibile ammirare questi ritratti meravigliosi  al Louvre, alla National Gallery, al Petrie Museumn e al Metropolitan di New York.
La tradizione greca era lunga e ricca e quando parliamo della pittura greca abbiamo varie immagini: quelle dei vasi bellissimi esposti spesso nei musei,  o quelle di una pittura che è più tridimensionale, dinamica, ottica.

 

 

English version

I am an Hispanic American artist who had worked for a significant amount of time with old master oil techniques, but when in was living in France I discovered a book called, “The Mysterious Fayum Portraits” by Euphrosyne Doxiadis.
Encaustic has become popular in the United States because of a multitude of possible artistic applications, among those primarily collage. However, I had not seen portraits of such an extraordinary realism as I saw in these works dating from the late Roman period (1st to 3rd centuries AD). These portraits, which were situated within a cultural landscape and tradition at the crossroads of the Roman empire, the ancient Egyptian religion, and Greek philosophy, are a poignant testimony to an intimate psychological presence of people immersed in that distant reality.  Wax, which was the equivalent of oil painting during the Renaissance, for the Greeks, was that substance which was used to render  aristotelian optical reality during and after the Hellenistic period. In Egypt, before the Ptolomaic period, the dominant tradition was one which had changed little in millenia, where the sense of space was two-dimensional, hieratic, and schematic. Following the exploits of Alexander the Great, Egypt became a strategic crossroad in the Mediterranean. Under Roman rule, with Egyptian Ptolomaic guidance, Greeks began to arrive in large numbers. A large colony was established in the Fayum district south of Cairo, an area which was particularly fertile and lush, called, “the Garden of Egypt”. This point of convergence gave birth to a new tradition in painting—the ancient Egyptian death cult religion fused with an “optical” and veristic tradition of Greek portraiture. These ephemeral and eternal “snapshots” were discovered in large part at the end of the 19th century by an English archaeologist and explorer Flinders Petrie. Today, it is possible to see these marvelous portraits at the Louvre in Paris, the National Gallery in London, the Petrie Museum, the Cairo Museum, the Metropolitan Museum in New York.
However, one must say that the Greek painting tradition was long and rich. When we speak of Greek painting, we have an image of beautiful vases which we often see in museums, one which is three-dimensional, spatially dynamic, and optical.

(In foto: Penelope)

Francisco Benitez

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