L’Encausto, la sua storia

All’inizio del periodo classico c’erano varie scuole: una, nota, ad Atene, un’altra a Tebe, e poi, quella piu’ importante, a Sikione. Sikione è situata vicino Corinto sul Peloponneso. Io sono andato a Sikione l’estate scorsa: oggi si trova una rovina archeologica quasi sconosciuta. C’è una bellissima vista sul mare, Corinto a destra, e la zona Lamia accanto Atene dietro la Baia del Corinthiakos Colpos .

Pamfilo era il primo grande pittore dell’encausto. Lui veniva da una lunga tradizione greca di pittura ad encausto per le navi. La cera è una materia che protegge contro gli effetti corrosivi del mare e allo stesso tempo aggiungendo del pigmento dava alle navi una bellezza terrificante per i nemici— abbiamo l’immagine di triremi con gli occhi enormi. Pamfilo insegna l’encausto a Pausia, Apelle e Melentio. L’encausto, con la tempera, è la pittura che dà espressione all’immaginario di un genio come Apelle, che diventa il pittore reale di Alessandro Magno. Si pensa oggi che il mosaico alessandrino al Museo Nazionale di Napoli sia una creazione di Apelle e non di Filoxeno, come si pensava prima. Il titolo corretto sarabbe “Alessandro che vince Dario a Gaugemela” (Moreno, Apelle). Quando si contempla questa copia fedele di una capolavoro del 4° seccolo prima della nostra era,  ci si rende conto subito del livello altissimo di non soltanto della figura umana e del cavallo in una  prospettiva tridimensionale,  considerando anche la matematica e la geometria che dominano tutta la composizione dietro la forma sottile e quasi invisibile, come se fossero degli dei a manipolare i personaggi nell’Iliade.

L’encausto si usava caldo e freddo. Quella calda è la tecnica che in larga misura usano oggi gli artisti contemporanei. Ma c’era una altra pittura, chiamata “cera punica”, che si usava per lucidare i muri all’affresco come si vedono a Pompei. Si usava con pigmenti per creare una pittura che si puliva con l’acqua e che seccava subito. Entrambe, la cera calda e la cera fredda, hanno bisogno di essere fuse alla fine per far  indurire la materia pittorica. Infatti, la parole “encausto” o “encaustare” vuole dire “fare fondere” in greco.

L’encausto era una tecnica comune e diffusa nel mondo greco alla fine del periodo tardivo romano. I ritratti del Fayum sono l’ultimo fiato di una tradizione lunga. Alla fine del periodo romano l’encausto cade nell’oscurità fino alle scoperte di Pompei ed Ercolano nel Settecento, quando  grandi personaggi come Goethe e Winkelmann si interessano alla pittura antica e cominciano a farne ricerca. Dopo ricercatori come il Conto di Caylus e Henri Cros rivelano al mondo la posizione centrale dell’encausto nella tradizione pittorica antica greca-romana.

Ma come mai un fascino con questi pezzi di un altro ieri potrebbe ispirare un artista contemporaneo? Forse la difficoltà della loro realizzazione, la magia dei visi incapsulati nella cera dei ritratti del Fayum, gli occhi che ci guardano da un oceano vasto attraversando i secoli.

Insomma, un giorno ho deciso di ricostruire l’approccio a questa tecnica chiamata “encausto” in studio. Ho comprato una piastra elettrica (che è una versione moderna  del forno usato dei greci) e versioni moderne di quello che Plinio chiama “cauteri” o strumenti che si usano per stendere e manipulare la cera calda sul pannello.

Oggi l’artista ha il vantaggio dell’elettricità, che facilita enormemente l’uso dell’encausto. L’artista italo-americana Joanne Mattera ha scritto uno dei libri piu’ importante sull’uso dell’encausto per l’arte contemporanea. Il libro, “The Art of Encaustic (L’arte dell’encausto)” (non ancora disponibile in italiano) delinea le possibilità artistiche proprio dell’encausto che l’olio, l’acrilico, la tempera non possono offrire—la sua capacità d integrare collage, intaglio, monotipo, trasferimento fotografico, velature infinite, ed un’abbondanza di altre techniche. In America il vantaggio della tecnica mista l’ha reso molto popolare ma io tengo a quella tradizione antica che rende la  pelle umana come nessun altro tipo di pittura puo’ fare e la capacità di comunicare il pathos dell’umanità di una forma nuovamente universale.

english version

At the beginning of the Classical period a school was born, or rather, various schools. There was an important one in Athens, another in Thebes, and perhaps the greatest was in Sikyon. Sikyon is situated near Corinth on the Peloponnese. I visited it this past summer and today what remains is an almost entirely unknown archaeological site. There is a plunging view of the sea, Corinth to the right, the Larmia region near Athens directly in front on the other side of the Bay of Korinthiakos Kolpos.

Pamphilos was the first great painter of encaustic. He came from a long tradition of encaustic ship painting. Wax is a substance which protects wood against the corrosive effects of seawater. By adding pigments to the wax, one gave the ships a terrifying and beautiful effect which impacted the enemy, and which those gave rise to the idea we have today of triremes with gigantic and fierce eyes. Pamphilos taught encaustic painting to Pausias, Apelles, and Melenthios. Encaustic, along with tempera, were the techniques which gave expression to the imagination of a genius like Apelles, who became court painter to Alexander the Great. It is thought today that the Alexander mosaic at the Museo Nazionale in Naples is in fact a copy of a creation by Apelles and not by Philoxenos, which was the widespread belief before. The correct title would be “Alexander Vanquishing Darius at Gaugamela” (Moreno, Apelles). When one contemplates this faithful copy of a 4th century BC masterpiece, one realizes the incredibly high level of rendering of the human figure and the horses, within a perspectivist and three-dimensional space, not to speak of the mathematical and geometric structure which dominates the entire composition from within, almost like gods manipulating the characters in the Iliad.

Encaustic was used hot and cold. The hot technique is the one most commonly used by contemporary artists. However, there was another technique, called “punic wax” which was used to polish mural paintings such as what we see at Pompeii. Moreover,  it could be mixed with pigments to create a paint which was water-soluble and fast-drying. Both the hot and cold wax need to fused at the end to harden and protect the paint film. In fact, the word, “encaustic” comes from the Greek, which means “to burn in”.

Encaustic was a widespread and popular technique from the Hellenistic to the end of the late Roman period. The Fayum portraits are the last breath of a long tradition. At the end of the Roman period the encaustic method fell into obscurity until the discoveries of Pompeii and Herculaneum in the 18th century, when great personalities such as Goethe and Winkelmann became interested in ancient painting and began to do serious research on it. After, artists and experimenters such as le Compte de Caylus and Henri Cros revealed to the world the central position encaustic painting had in the Greco-Roman pictorial tradition.

And how is it that these works from another remote period in time would inspire a contemporary artist? Perhaps it is the difficulty and exoticism of the method, the magic of faces encapsulated in wax which we see in Fayum portraits, the eyes which gaze upon us across a vast ocean traversing centuries. One day I simply decided to attempt to reconstruct this technique called, “encaustic”, in the studio. I purchased a hot plate (which is a modern version of an small oven the Greeks used), and modern versions of what Pliny calls “cauteria”, or metallic instruments which are used to spread out and manipulate the hot wax on the panel. Today, the modern artist has the advantage of electricity, which facilitates the encaustic process enormously. The Italian-American artist, Joanne Mattera, has written one of the most authoritative books on contemporary encaustic painting, “The Art of Encaustic”, which clearly covers all the possibilities that encaustic painting offers, which oil, acrylic, and tempera cannot—its ability to integrate collage, intaglio, monotype, photo transfer, intarsia, infinite glazing and texturing, and an abundance of other techniques. In the US, the fact that encaustic lends itself so well to collage and mixed techniques has made it extremely popular but I am enamoured of that ancient tradition which renders human skin like no other medium can, and with that, the capacity to communicate humanity’s pathos in an unexpected and universal way.

(a lato, Celine, encausto)

Francisco Benitez

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